"Lei cercava di vedere se stessa attraverso il proprio corpo. Per questo stava così spesso davanti allo specchio. Quello che l'attirava non era vanità bensì la meraviglia di vedere il proprio io. Dimenticava che stava guardando il quadro di comando del proprio corpo. Credeva di vedere la sua anima che le si rivelava nei tratti del suo viso. Dimenticava che il naso non è che l'estremità di un tubo che porta aria ai polmoni. In esso vedeva l'espressione fedele del proprio carattere. Nelle gambe e nelle braccia, l'audacia del proprio cuore: l'anima saliva allora sulla superfice del corpo, come quando un equipaggio irrompe dal ventre della nave, riempie tutto il ponte di coperta, agita le mani verso il cielo e canta."

(Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere)

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